domenica 1 maggio 2016

La paura

Fin dalla nascita ti inculcano il timore di Dio, della Natura e anche della tua stessa natura. Nasci già peccatore e quindi già timoroso. Ogni cosa che è istintuale è peccaminosa e quindi reprimi i tuoi istinti e ti affidi nelle mani di chi ti educa e ti insegna. Mani insensibili, mani che indossano i guanti per non sentire il contatto, per non sentire l'incontro della loro pelle con la tua.

Ho sempre lottato contro la paura indotta o incondizionata. Paura di inciampare. Paura di cadere. Paura di sembrare ridicola. Paura di essere giudicata. Paura di ingrassare. Paura di essere bassa di statura. Paura di apparire brutta. Paura di trascurarmi. Paura di perdere i capelli. Paura di perdere un pezzo del mio corpo. Paura di tagliarmi. Paura del sangue. Paura di ammalarmi. Paura di essere operata. Paura del dolore. Paura di soffrire. Paura di restare da sola. Paura di non raggiungere il risultato atteso. Paura di non raggiungere un obiettivo. Paura di sbagliare. Paura di non avere obiettivi. Paura di non essere riconosciuta. Paura di non sapere valorizzare il mio talento. Paura di perdere tempo. Paura di essere disoccupata. Paura di non avere più obiettivi. Paura di perdere il controllo. Paura di cadere in depressione. Paura di non sapere più ridere. Paura di ridere troppo. Paura di lasciarmi andare. Paura di sembrare stronza. Paura di sembrare ingenua. Paura di essere imbrogliata. Paura di perdere gli oggetti che mi appartengono. Paura di essere derubata. Paura di essere aggredita. Paura di parlare. Paura di esprimere i miei sentimenti. Paura di litigare. Paura di non avere più paura.

E dopo ogni mia vittoria, dopo aver superato ogni delusione, ogni fallimento sono giunta alla conclusione che non ho più paura perché ormai ho acquisito l'esperienza necessaria per riaffrontare il problema e il coraggio per affrontarne uno nuovo, sicura di trovare una soluzione adatta a me.
Come sono arrivata a tutto ciò? E' stato un esercizio mentale. Un esercizio di liberazione da ogni attaccamento a qualcosa che fa paura perdere. Se ci sentiamo liberi, da ogni proprietà, da ogni cosa tangibile, dall'influenza di qualsiasi persona (genitore, familiare, fidanzato, coniuge, amico, conoscente …) ma anche da qualsiasi nostro pregiudizio allora abbandoniamo ogni paura. Questo non vuol dire non possedere nulla, non avere nessuno accanto, non avere credenze o obiettivi. Ma vuol dire non identificare nulla di tutto questo con la propria vita. Ad esempio non credere di non riuscire più ad andare avanti senza una persona, senza una cosa, un lavoro … Bisogna essere consapevoli che qualsiasi cosa può esserci sottratta, ma dietro ogni sottrazione si presenta anche una nuova possibilità che tocca a noi esplorare. Per questo non bisogna concentrare le nostre energie a difendere ad ogni costo ciò che abbiamo, ma semplicemente ad apprezzarlo, consapevoli di quanto valga per noi. Se sappiamo apprezzarlo senza pretenderne l'esclusiva, allora sapremmo anche trovare il valore di ciò che potrebbe venirci proposto in alternativa.
La verità è che non ci serve nulla per essere felici. Abbiamo già tutto. E' tutto lì, nella nostra testa. E non dobbiamo averne paura. Abbandonando ogni paura di noi, della nostra natura, degli altri troveremo la libertà e quindi la felicità. Ci insegnano ad accumulare, a far profitti, ma forse dimenticano che la cosa più importante per vivere è non aver paura. La paura impedisce di aiutare gli altri e noi, impedisce di rispettare, di amare. La paura impedisce di vivere pienamente la propria vita.

“Ci ri-siamo, ma non dovevi raccontare del secondo trasloco o delle impressioni elvetiche?”
“Lo so, ma c'è qualcos'altro che mi disturba la mente”
“La paura? La sua mancanza?”
“Schwanden, questo preambolo te lo dovevo perché c'era qualcosa di cui volevo parlarti, ma avevo delle remore. Poi sono giunta alla conclusione che devo farlo perché non ho paura di dire ciò che sento.”
“Ma è qualcosa di cui hai parlato con qualcuno?”
“Sì, col diretto interessato”.
“E allora perché hai paura di condividerlo?”
“Perché è una questione personale e non riguarda soltanto me.”
“E allora parla del problema fino al punto in cui riguarda soltanto te e basta.”
“E' ciò che vorrei fare.”
“E perché insisti nel parlarne qua? Non puoi parlarne in privato con amici?”
“E' difficile parlarne. Quando parli con l'interessato, il discorso sfocia nel litigio. Quando parli con gli amici ti sfoghi accusando l'interessato, ma senza valutare oggettivamente la situazione.”
“E perché allora esiti a parlarne qua?”
“Potrebbe nuocermi. Ma forse l'interessato non mi legge neanche. Ha interessi diversi dai miei e condivide poco o nulla di ciò che scrivo.”
“E questo ti spaventa?”
“Forse non più. Adesso sembra che i nostri problemi siano spariti, ma io non vorrei si ripresentassero.”
“E allora parlane.”
“Va bene. Rischierò.”



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