giovedì 5 maggio 2011

Inanalizzabile

Arginare il fiume dei miei pensieri e costruire un ponte tra una sponda e l'altra.
Catturare in uno scritto i segni del passato che rovinosamente intaccano la mia mente e la mia persona.
Analizzare l'inanalizzabile...
Sulla base delle dicerie e dei dati anagrafici, sono nata agli inizi degli anni ottanta.
La mia non è stata per nulla un'infanzia ordinaria e forse non è nemmeno stata un'infanzia.
Un disegno all'asilo, seguito dai complimenti dell'educatrice è il primo della lista dei  ricordi della mia vita. Seguono poi: un'interpretazione personale delle emozioni suscitatemi da un pezzo di musica classica, che lasciò esterrefatti educatori ed educandi, le "botte" che diedi ad un compagno per avermi offeso, la mano che strinsi al mio primo amico, la mia prima esibizione in pubblico.
Fin dai primi anni della mia vita, l'approvazione ed il consenso dell'Altro, inteso come qualsiasi essere umano potenzialmente in grado di esprimere un giudizio nei miei confronti, hanno sempre rivestito una notevole importanza ed influenza nella scelta delle mie azioni. ``Come sei intonata!''- fu il pretesto per continuare a squarciagola le mie canzoni preferite sul tram. ``Non hai fatto nemmeno un errore di grammatica.'' - mi fece amare il tema d'italiano del lunedì mattina alla scuola elementare. ``Mi piace la tua indipendenza'' fu la frase di mio padre che non mi fece temere la prima parvenza di solitudine.
D'altra parte, l'immagine corporea mi ha sempre affascinato. Ossessionata dalla bellezza di un volto, di un corpo armionoso...
``Come sei grassa!'' - fu la prima frase che mi gettò a terra e il cui spettro ha segnato la mia esistenza. Ogni giudizio e ogni critica dell'Altro sono sempre giunti al vaglio della mia coscienza e tramutati in emozione: gioia e soddisfazione, per i complimenti, tristezza per i biasimi e le critiche negative anche se alcune di esse, dopo un lungo processo di riflessione e analisi della loro infondatezza, hanno poi lasciato posto all'indifferenza.
Impulsiva, aggressiva e istintiva per natura, divento riflessiva e pacata per la considerazione ed il rispetto verso il pensiero e l'opinione dell'Altro.
Ho sempre mirato ad essere desiderata e amata dall'Altro, il quale è sempre stato  al centro dei miei interessi. Osservazione e confronto con l'Altro, mi hanno indotto ad idealizzare sempre dei modelli. La famiglia di AlX, la mia più fidata amica, ha rappresentato il riferimento di famiglia ideale in cui avrei voluto vivere nell'infanzia. TiX, la mia compagna delle elementari, è stato l'esempio di persona che volevo essere: bella, amata da tutti, socievole, solare. ManX, alle medie, il riferimento alla trasgressione e ribellione a cui ho mirato nella prima adolescenza. AnX, l'esempio di malizia, seduzione e vanità che accattivava i ragazzi delle superiori. LuiX, l'incarnazione del successo in accademia e in azienda. 
Ho sempre vissuto con la fantasia di modelli e ideali da poter raggiungere e ciò mi ha sempre distolto dal vivere stesso, dal godere appieno del singolo attimo e delle piccole cose. La mia preoccupazione è sempre stata l'avere qualcosa di anormale, rispetto all'Altro, nei seguenti ambiti: la famiglia, l'amicizia, l'amore, lo studio, ma soprattutto il corpo, la mente e, in generale, la vita.
Mi sono sempre distratta dal non essere, invece di concentrarmi sull'essere, a tal punto che la mia mente si è estraniata persino dal mio corpo, cioè dal mio essere ``tangibile''.
``Posso essere chiunque''. Mi dico spesso allo specchio, vedendomi senza guardarmi, senza avere la consapevolezza del vincolo delle mie fattezze fisiche, della mia età, del tempo, dello spazio e del riscontro da parte dell'Altro.

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