sabato 4 giugno 2016

Altalene

Altalene, scivoli, dondoli, sabbionaie. Uno ogni due isolati di case. Nella zona non ci sono grossi condomini, ma case, o meglio ville, di non più di tre piani, tutte circondate da verde. Mia figlia sa perfettamente come muoversi, come arrivare ad ogni singolo gioco. Mi lascio guidare da lei. Anche in Italia la portavo al parco pubblico. Lei gradiva, così come gradiva camminare o stare all'aria aperta, ma senza dimostrare preferenza. Adesso invece esprime volontà. Non vuole camminare se non per raggiungere i giochi. Vuole andare sullo scivolo, sull'altalena, passando per il dondolo, vuole arrampicarsi sulle corde, salire le scale a pioli o a gradini, guardare il cielo, toccar le foglie, camminar sull'erba, toccar la sabbia, toccare l'acqua. 

A casa è impossibile stare. Ci fosse anche un intero Luna Park o una ludoteca in casa non sarebbe la stessa cosa. La scoperta del nuovo, il cammino per raggiungere l'obiettivo, il tempo atmosferico, la flora, la fauna e i bambini sempre diversi anche se il cortile è sempre quello e le persone pure. Comprare i giochi serve quasi a nulla ed è uno spreco di denaro. Subito la novità, poi l'abbandono. Ma soprattutto il bambino vuole te. Se vuoi che giochi devi giocare con lui. Da solo non gioca, o almeno mia figlia è così. Magari quando sarà più grande giocherà anche da sola, ma adesso no. E allora usciamo. Altalene, scivoli, dondoli sabbionaia. 

E quando piove o ci stanchiamo del parco giochi? Frequentiamo i centri di incontro per bambini e genitori. Lì giocare è sempre una scoperta. Lì si incontra altra gente. Mia figlia condivide spazio, gioco, esperienza con altri bambini, anche se non si parlano, non si conoscono. Lì impara ad aspettare e rispettare gli altri. Se vede che un gioco è in mano ad un altro bambino aspetta, osservando finché il bambino non lo lascia e allora lo prende. Lì può scegliere liberamente quale gioco prendere prima senza che io glielo propongo. Lì impara a rimettere le cose a posto, come le aveva trovate e a non voler possedere nulla, ma a lasciarle senza piangere. Lì non piange se qualcun altro prende un oggetto che prima aveva in mano. Lì si rende conto che ad un certo punto deve andare a casa perché ha fame o perché vuole riposare. Ma è importante lasciare che manifesti quando è stanca, quando ha giocato a sufficienza. Se provo a forzare i tempi, ad accelerare, fa i capricci, urla e non vuol muoversi da lì. Se la tengo più del necessario diventa impaziente, prende le scarpe, la giacca e si dirige verso l'uscita.
Impara tutto da sola, osservando, sbagliando e riprovando. Se cerco di correggerla si infastidisce. E allora mi limito solo a rifarle vedere tante volte come si fa una cosa senza prenderle la mano e forzare i suoi movimenti. 

A parte il fatto che anche io mi annoio a casa, visto che non mi lascia fare molto, la incentivo a trascorrere il tempo fuori, a frequentare i luoghi pubblici a investire se c'è un costo da pagare per fare delle attività adatte a lei piuttosto che comprarle qualcosa. Anche in Italia frequentavo centri simili, ma non quotidianamente, perché mi sembrava prematuro visto come interagiva lei, seppure avesse l'età indicata. Aveva bisogno infatti di mangiare spesso e riposare di più. E non reggeva se non la portavo al momento giusto. Pertanto era difficile per me organizzarmi.
Ora invece è vigile, capisce dove la porto, indica dove vuole andare.

Credo che la Svizzera sia uno dei posti migliori per un bambino. Area giochi in ogni isolato, bambini a volontà, strade pulite, sicure, tanto verde e molto più tempo con i genitori. Devo notare infatti che quando portavo mia figlia al parco o al centro gioco in Italia durante i giorni feriali ero spesso l'unica madre italiana che accompagnava una bambina di più di sei mesi. Gli altri bambini, se non avevano genitori stranieri erano accompagnati dai nonni. Qui invece mi solleva vedere che i figli son cresciuti non solo dalle madri, ma anche dai padri che accompagnano i figli a giocare anche in giorni feriali. Tuttavia ho sentito che qui non è molto facile trovare posto in un asilo nido. Benché ci siano diversi servizi, ci sono lunghe liste di attesa. Inoltre, a parte il costo elevato, la disponibilità di orario spesso non è molto congeniale alle esigenze di chi lavora a tempo pieno. Qui la scuola dell'obbligo inizia a quattro anni, ma devo ancora informarmi meglio sul sistema, anche se sembra piuttosto rigido e classista.

Per il momento non mi preoccupo di tutte queste questioni. Mi chiedo solo come facciano i bambini ad essere così disciplinati. Non si spingono, non si rubano i giochi tra di loro, non si mettono le mani addosso, sono composti, non urlano sguaiatamente. In compenso non esagerano con i sorrisi. Quando mia figlia vede un bambino cerca il contatto, lo saluta con entusiasmo. Ma spesso si trova davanti uno sguardo dubbioso e un bambino che la evita allontanandosi. Come mai? Eppure gli svizzeri adulti parlano con gli estranei e non mi sembrano per nulla scontrosi. Un giorno, chiacchierando, in inglese, con un'educatrice del centro bambini azzardai investigare la questione della disciplina. Mi rispose: “Children need limits” (i bambini hanno bisogno di limiti) “they can do anything until you say STOP” (possono fare qualsiasi cosa finché non dici basta). Interessante risposta, anche se necessiterebbe di un'analisi più approfondita.

In generale, vivere qua sembra quasi un paradiso: nessuno che stressa, nessuno che aggredisce, che ruba, che truffa, che chiede soldi, che fa il furbo, sei in mezzo alla natura, i bambini crescono in un ambiente sano, pulito, civile dove viene insegnato il rispetto degli altri e delle regole per il quieto vivere. Eppure ci sono degli aspetti contraddittori, dei lati di questo paese che mi sono in parte ancora oscuri. Per esempio, secondo le statistiche, è il secondo paese “più felice” del mondo. Tuttavia è anche uno dei paesi con il più elevato tasso di suicidio.



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