domenica 5 maggio 2013

Fuga da ...

Mi sono persa.
Persa, tra la nostalgia e i ricordi.
Persa, tra l'ideologia e l'azione.
Persa, tra ciò che vorrei fare e ciò che invece posso fare.
Persa, tra la libertà e i vincoli.
Persa, tra la coerenza e il compromesso.
Persa, tra l'accettazione e la rinuncia.
Persa, nel mare dei pensieri nel quale so nuotare, senza salvagente, in balia delle mie forze, le sole su cui posso contare se voglio ritrovare la strada.
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Quattro giorni senza internet e senza computer, mi hanno fatto ricordare come è bello vivere in mezzo al mondo reale e non virtuale. Come è bello dover pensare solamente a dove andare, cosa vedere, come muoversi, cosa mangiare e camminare fin dove le gambe lo permettano.
Osservare i luoghi con curiosità, senza rancori, senza giudizi, ma senza l'indifferenza di chi percorre la stessa strada, con gli stessi occhi.

Una breve vacanza: ne avevo bisogno. Ma ora torno, e mi sento confusa.

Realizzo quanto odio questa realtà virtuale che, se è vero che mi unisce a persone distanti, mi allontana da chi è vicino. Eppure devo ringraziare la tecnologia che mi consente di divulgare i miei pensieri e di rendermi conto che molti li condividono.

Ma ora? Tante cose ho detto e molte altre sono già state espresse da pensatori, filosofi … Tuttavia, mi chiedo come mai si continui a navigare nel fango (per non nominare altre ben peggiori materie biodegradabili) quando si potrebbe nuotare in un bel mare puro, se solo si seguissero le onde e la scia delle belle parole che spesso invece ci si limita a condividere distaccatamente.

Belle parole! Ma se si è coerenti con ciò che si pensa occorre agire di conseguenza, altrimenti è puro autolesionismo sostenere l'idea di un mondo più equo se poi si acquistano prodotti dalle multinazionali o dalle grandi catene globali che sfruttano la manodopera a basso costo.

Ma è molto faticoso essere coerenti con ciò in cui si crede.

Ad esempio, penso che al momento ciò che mi renderebbe felice sarebbe lasciare la città e cambiare stile di vita. Vorrei andare a vivere in un villaggio, lavorare in armonia con la terra e imparare dalla natura. Essere in sintonia con le altre persone del villaggio, con meno esigenze individuali, ma in un tutt'uno con l'ambiente esterno. Magari con dei figli, a cui poter offrire un'esistenza libera e naturale.
Infatti sono stanca di vivere una vita artificiale, fondata sull'immagine e sui contatti interessati. Forse la mia idea coincide col desiderio di voler fuggire dalla società attuale. Pertanto indugio perché chi mi sta accanto non condividerebbe la mia scelta. Ed allora fuggire dalla società, vorrebbe anche dire fuggire da chi sono legata affettivamente e dalla mia situazione familiare. E allora, cerco compromessi. Compromessi per non andarmene.

Penso a mia sorella invalida. Se fossi coerente con le mie idee, la riporterei a casa, provvedendo direttamente alla sua assistenza, come fece mia madre, anziché pagare con la sua pensione di invalidità persone estranee che le garantiscano vitto, alloggio ed ogni cura. Spesso infatti le loro scelte non mirano al suo benessere, ma al mantenimento della spesa pubblica. E devo mediare, lottando con la mia intransigenza e il desiderio di voler avere il pieno controllo della situazione, e non soltanto il potere decisionale sull'approvazione di scelte legate alla vita di chi non sa gestirla. Anche riportare a casa mia sorella sarebbe una fuga dalla società e da chi mi sta accanto. Nessuno infatti accetterebbe di frequentare o di vivere con una persona vincolata all'assistenza continua di un'altra persona che è gravemente invalida. Nessuno, nemmeno chi amerebbe vincolarsi alle cure richieste da un animale domestico. Nessuno. Inoltre vorrebbe dire rinunciare a qualsiasi lavoro retribuito, stabile o precario. Vorrebbe dire anche sacrificare la mia vita, anche se in realtà penso che la mia vita non sarebbe sacrificata, ma soltanto diversa. Diversa, come la vita del villaggio. Diversa, perché mi darebbe l'occasione per creare o unirmi ad una comunità o ad una rete di persone nella mia stessa situazione con le quali instaurare un rapporto di aiuto reciproco.

E allora se non posso, o non oso, fuggire dalla società, devo fuggire dai miei ideali, passando all'altro estremo. Un lavoro totalizzante, che non mi dia tempo di pensare ad altro, che mi dia l'illusione di una vita reale con persone, spostamenti, anche se di fatto resterebbe l'artificialità di obiettivi a me alieni, anche se ben noti al sistema globale. Ma sarei troppo impegnata per accorgermene. Troppo impegnata in riunioni, analisi, trasferte … Però potrei continuare a vivere con chi mi sta accanto e mantenere il poter decisionale per la tutela di mia sorella. Vivrei una vita individualista dove ognuno è per sé ed il sistema è per tutti. Ma sarebbe pur sempre un modo per continuare a vivere con un minimo di stabilità. Ma al momento, è difficile pure trovare questa via di fuga, pur dubitando di essere in grado di sostenerla in quanto aliena ai miei ideali e per certi versi simile alla vita che ho vissuto a Londra.

Eppure vorrei tanto una situazione intermedia. Un'alternativa agli estremi SOCIETÀ-NATURA contro SOCIETÀ-ARTIFICIO che mi consenta di vivere una vita reale, autentica nella società attuale e in armonia con i miei ideali. Una vita senza privazioni individuali, sociali o ideali.

Ci ho provato, tornando in Italia e continuo a provarci, perseguendo tale equilibrio come obiettivo della mia vita. Ma il tempo passa. Mi sono logorata, fisicamente, ma soprattutto mentalmente. Forse è il caso di sfidare la sorte. Forse è il caso di fuggire di nuovo. Ma verso quale direzione? Se resto ferma sento di essere in pericolo, in balia della tempesta che anziché calmarsi sembra voglia farmi naufragare per sempre e portarsi via il mio tempo. 


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